LA GAMBUSIA

Il nome scientifico della gambusia è Gambusia affinis holbrooki, famiglia dei Pecilidi, ordine Ciprinodontiformi e classe Osteitti.

Il corpo della gambusia, benché anteriormente tozzo, ha linea generalmente elegante. La testa, ben proporzionata, è larga e depressa, con la bocca armata di numerosi piccoli denti e gli occhi mediamente sviluppati. La pinna dorsale, che è impiantata nella seconda metà del corpo, è poco lunga e non molto alta, mentre la pinna caudale è invece grossa e a forma arrotondata posteriormente. Ben sviluppata è la pinna anale, inserita più anteriormente rispetto alla dorsale. Questa pinna è diversa nei due sessi: lunga e alta nelle femmine, si trasforma in un lungo organo appuntito nei maschi, nel quali è destinato alla copulazione ed è chiamato gonopodio.
Il corpicciolo della gambusia, rivestito di piccole squame, ha una colorazione molto variabile, ma poco splendente. Generalmente la livrea è verdastra e le squame sono orlate di scuro; una macchia nera spicca sul capo e un’ altra, bluastra, si trova dietro l’ occhio; una linea scura corre lungo i fianchi, mentre strisce trasversali nerastre percorrono la pinna caudale.
La gambusia è l’ unico pesce viviparo esistente in Italia. Infatti, essa non depone uova, ma partorisce avannotti vivi. La pinna anale del maschio si trasforma gradatamente in un lungo raggio rigido che serve per l’ inoculazione degli spermatozoi nel corpo della femmina. Nei mesi della riproduzione (da aprile a ottobre) i maschi introducono nell’ apertura genitale delle femmine la lunga pinna e fecondano le uova. Le femmine fecondate iniziano a partorire, ininterrottamente e per diversi mesi, con intervalli di alcune settimane, da 8 a 10 piccoli per volta che misurano meno di 10 mm. Ogni parto dura da 24 a 48 ore. I minuscoli avannotti di gambusia, appena nati, si disperdono tra la vegetazione acquatica. Le femmine della prima covata possono già riprodurre in autunno. La vita delle gambusie, in buone condizioni ambientali, dura sino a 18 mesi. I maschi misurano al massimo i 3 cm, le femmine raggiungono i 7 cm.
Le acque dove è facile reperire la gambusia sono: stagni, paludi, le acque salmastre in prossimità delle coste a fondo fangoso, dove può seppellirsi per passare l’ inverno. L’ ambiente deve essere caldo e temperato, ma la gambusia si adatta facilmente ovunque.
La gambusia venne importata agli inizi del XX secolo dai suoi paesi d’ origine (America centro-settentrionale) in varie nazioni dell’ Europa e del mondo per distruggere le zanzare portatrici di malaria. In Italia venne introdotta negli anni 1922-1923, per la lotta antimalarica dell’ Agro Romano. Visti gli ottimi risultati, la gambusia si diffuse presto anche nel resto della nostra penisola. L’ azione larvicida della gambusia ha dato quindi un forte contributo all’ eliminazione della malaria in Italia e nel mondo intero.
Pesce predatore e avidissimo di cibo, la gambusia, agile e veloce nei suoi movimenti, assale e divora tutti i piccoli animaletti che si aggirano tra la vegetazione e il fango del fondale o che si posano in superficie, dando la caccia preferibilmente alle larve dei ditteri ematofagi (cioè che si cibano di sangue), appunto, come le zanzare. La sua voracità e tale che se l’ ambiente in cui vive non è molto grande, la gambusia finisce per distruggere tutte le larve di zanzara che vi si trovano.

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