IL COREGONE

Il Coregone è anche chiamato lavarello. Il suo nome scientifico è Coregonus lavaretus, famiglia dei Coregonidi, ordine Clupeiformi e classe Osteitti.

La classificazione dei coregoni è materia molto complessa poiché si contano molte specie dalle diverse caratteristiche. Nel loro caso si ripete ciò che accade per le trote, poiché entrambi questi pesci si sono sviluppati in luoghi diversi e hanno assunto, nel corso dei secoli, caratteristiche correlate alla diversità degli ambienti. In generale si possono riportare tutti i coregoni a una sola specie, quella detta Coregonus lavaretus, nella quale si distinguono però forme locali secondarie ognuna delle quali ha proprie e precise denominazioni. In Italia si trovano soprattutto due varianti: il coregone azzurro (appunto “coregonus lavaretus”) e il coregone bianco (coregonus macrophtalmus).
Il coregone azzurro ha il corpo slanciato e molto compresso ai lati. La testa è piccola, con gli occhi ben sviluppati. Sul dorso, a metà del corpo, si trova una pinna più larga che alta, in posizione più arretrata si trova la pinna adiposa. La coda è incisa e forcuta. Di medio sviluppo tutte le altre pinne.
Squame di modesta grandezza, con molte strisce concentriche, ricoprono tutto il corpo (tranne il capo) del coregone. Grigio-verdastro o azzurrognolo sul dorso, sul ventre è uniformemente bianco-argenteo. Le pinne sono orlate di scuro.
Il coregone vive in permanenza nelle acque fredde e profonde dei medi e grandi laghi. E’ di indole gregaria, infatti si sposta sempre in banchi numerosi. Si sposta poco dai suoi luoghi abituali, solitamente sempre a largo. E’ molto sensibile alle variazioni di temperatura e di qualità dell’ acqua.
Il coregone bianco, detto anche bondella, è più piccolo dell’ azzurro. Ha la testa che termina con muso appuntito. La sua livrea è verde-oliva sul dorso, con qualche sfumatura bruna; è bianco-argenteo nelle altre parti.
Il coregone è un pesce autoctono delle fredde acque lacustri della Svizzera e dell’ Austria. In Italia è stato introdotto per la prima volta nel Verbano, nel 1861, e nel Lario, nel 1886. Oggi è frequente anche in tutti gli altri laghi settentrionali (tutti i maggiori e medi come l’ Idro) e centro-meridionali, escluso il Trasimeno, fino a quello di Cecita nella Sila.
La frega è invernale e dura due settimane. Giunti su fondi ghiaiosi, i coregoni depongono uova pelagiche grandi circa 3 mm, che si schiudono da 1 a 2 mesi dopo. L’ accrescimento degli avannotti è notevole e rapido: raggiungono i 30 cm già al secondo anno e, a sviluppo completo, toccano i 50-60 cm e i 3 kg di peso.
Data la piccola dimensione della loro bocca, i coregoni si nutrano per lo più di organismi planctonici. In alcuni casi si cibano anche di larve e di vermi.

user posted image

 

indietro