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L' AGONE
Il nome scientifico dell’ agone è Alosa
fallax lacustris, famiglia dei Clupeidi, ordine Clupeiformi e classe
Osteitti.
L’agone ha corpo allungato, lievemente fusiforme, assai compresso sui
fianchi, con una parte più alta individuabile a circa un terzo del corpo.
In prossimità di questa zona ha inizio la poco sviluppata pinna dorsale,
sorretta da una ventina di raggi. Il corpo dell’ agone si restringe poi
verso la pinna caudale, molto incisa e a forma di freccia, caratteristica
che ne fa un pesce veloce. La pinna anale, provvista anch’ essa di una
ventina di raggi, è disposta in posizione alquanto arretrata. La testa è
piccola, con l’ occhio grande. Il muso è appuntito e termina con un’ ampia
bocca la cui robusta mascella inferiore sporge un po’ rispetto alla
superiore. L’ agone raggiunge una lunghezza massima di 30 cm, anche se le
dimensioni medie dei pesci catturati non superano i 25 cm e un peso di 300
g.
Il corpo dell’ agone è rivestito di scaglie lucidissime che assumono
colorazione grigio-blu sul dorso e sfumano sul bianco argenteo sui fianchi
e sul ventre. A partire dall’ ampia apertura branchiale, ornata di una
trentina di branchiospine, si diparte una caratteristica fila di macchie
tondeggianti nere con la prima più grande. Solitamente cinque, queste
macchie possono raggiungere anche il numero di 12.
Per la maggior parte dell’ anno l’ agone vive a largo dei grandi laghi, a
80-100 metri di profondità. Quando si avvicina la stagione della
riproduzione, che a seconda delle acque e delle annate va dalla fine di
maggio a luglio, l’ agone si raggruppa in enormi banchi e si dirige verso
la costa e la superficie. In questo, il pesce segue gli istinti ancestrali
dei pesci di mare e quelli tipici della famiglia dei Clupeidi cui
appartiene insieme alle aringhe, alle sarde, alle alici e ad altri ancora.
Gli agoni raggiungono la maturità sessuale a 3 anni. Giunti a poche decine
di metri dalla costa, laddove vi siano fondali di due o tre metri,
costituiti da ghiaie e ciottoli, ogni femmina depone durante la notte fino
a 20.000 piccolissime uova, dal diametro di meno di 1 mm. Le uova,
fecondate dai maschi, discendono tra i sassi ponendosi così al riparo
dalla voracità degli altri pesci. La schiusa avviene dopo alcuni giorni o
alcune settimane, secondo la temperatura dell’ acqua, e gli avannotti,
riassorbito il sacco vitellino, si accrescono lentamente, sempre restando
sotto i sassi. Da adulti, raggiungono i fondali più profondi.
Le macchie nere dell’ agone testimoniano la sua complessa origine. Secondo
una teoria ormai comunemente accettata, gli agoni erano in origine delle
alose che, risalite all’ epoca dell’ ultima glaciazione dal mare nelle
acque dolci per riprodursi, rimasero isolate, senza più la possibilità di
fare ritorno ai luoghi di provenienza. I pesci rimasti intrappolati
dovettero adattarsi all’ ambiente, mutando metabolismo e aspetto. Così si
ridusse il numero delle macchie e si modificarono le dimensioni. L’ agone
è specie autoctona dei laghi italiani, infatti all’ estero non è molto
noto.
L’ agone si nutre quasi esclusivamente di organismi planctonici e
bentonici, ossia di quei piccoli invertebrati presenti sui fondali
lacustri. Mangia anche larve minuscole e vegetali.

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