IL CARASSIO

Il nome scientifico del carassio è Carassius carassius, famiglia dei Ciprinidi, ordine Cipriniformi e classe Osteitti.

Il carassio è uno stretto parente della carpa, cui somiglia molto e con la quale spesso viene confuso. Le differenze tra le due specie sono però abbastanza evidenti: il carassio ha labbra del tutto prive di barbigli e le stesse labbra sono più sottili di quelle della carpa. Il corpo è più arcuato e tozzo, con la pinna dorsale più corta di quella dell’ altro ciprinide. L’ occhio è abbastanza grande, mentre la bocca è piccola, dotata di quattro denti faringei. La disposizione e la forma delle altre pinne e della coda, inserita nel robusto peduncolo, sono simili a quelli della carpa.
Il corpo del carassio è ricoperto di grosse squame cicloidi. La livrea è brunastra o verdastra, comunque scura superiormente, ma degradante nel giallastro sui fianchi, per schiarire ancora di più fino sul ventre argenteo. Una macchia scura è spesso presente alla base della coda, mentre molto evidente è la linea laterale. Le pinne sono grigie, salvo quella anale e le ventrali che sono rossastre.
Il luoghi e i periodi della riproduzione sono gli stessi per il carassio e per la carpa. Il facile contatto che avviene tra uova e lattice di entrambe le specie genera degli ibridi, muniti di quattro cortissimi barbigli come le carpe, ma sono di stazza inferiore rispetto a queste ultime; oppure possono nascere pesci con la forma della carpa, ma senza barbigli. Tali ibridi sono in grado di riprodursi.
Tra maggio e giugno, il carassio entra nel periodo della riproduzione. Cerca allora acque con temperature tra i 18-20 °C e solitamente si rintana presso rive erbose basse. I maschi, sul cui capo sono apparse molte escrescenze biancastre (la cosiddetta “livrea nuziale”), sospingono le femmine verso la superficie, producendo scoppiettii con le labbra a fior d’ acqua. Ogni femmina depone (in base al suo peso) decine o centinaia di migliaia di uova rosate che, fecondate dai maschi, si agglutinano agli steli. Dopo una settimana circa nascono avannotti, lunghi 3 mm, che rimangono aderenti alle stesse erbe fino al riassorbimento del sacco vitellino. Già in autunno, i piccoli carassi raggiungono i 4 cm, mentre, a sviluppo completo, la loro lunghezza tocca i 25 cm per un peso medio di 200 g.
Il carassio abita gli stessi ambienti delle carpe, ma è più rustico e resistente rispetto a quelle e si adatta meglio ad ogni tipo di habitat e di acque, anche a quelle con scarso tasso di ossigeno o lievemente salmastre. Vive persino in acque abbastanza inquinate che risulterebbero invece mortali per altre specie ittiche. Predilige acque ferme o molto lente, con fondo melmoso e ricco di vegetazione, ma è presente anche su fondali misti di sabbia e ghiaia fine, purché molto erbosi anche lungo le rive. Stagni, lanche, canali di bonifica e rogge derivate da piccoli fiumi del piano sono tutti habitat tipici del carassio. Alla stregua dei pesci gatto, d’ inverno il carassio resta adagiato sul fango in stato di semiletargo. Nel resto dell’ anno cerca rifugio tra la vegetazione contro i temibili attacchi del luccio.
Il carassio è onnivoro. Si nutre di organismi planctonici, di vermi, di larve di insetti, di alghe.

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