LA SAVETTA

Il nome scientifico della savetta è Chondrostoma soetta, della famiglia dei Ciprinidi, ordine Cipriniformi e classe Osteitti.

A prima vista può ricordare la lasca. Entrambi i pesci, infatti, appartengono al genere Chondrostoma. La savetta ha corpo slanciato, di forma elegante e affusolata, il che le consente di fare buoni guizzi. Nel piccolo capo sub-conico, la mascella superiore si prolunga quasi come un naso. Al di sotto di questa c’è la bocca, dalle labbra leggermente arcuate. La mascella inferiore è rivestita da una membrana cartilaginea. I denti sono faringei. A metà del dorso arcuato sorge l’ alta pinna a raggi molli. La pinna anale è abbastanza sviluppata, come anche le ventrali (contrapposte alla dorsale), le pettorali e la pinna caudale, ben proporzionata e forcuta.
Squame relativamente grandi rivestono il corpo della savetta, che ha una tinta grigio-cenerina sul dorso, talvolta con tenui riflessi verde-bluastri tendenti all’ argenteo. I fianchi sono grigio chiari, il ventre è argenteo. La pinna anale e le ventrali sono leggermente rosate, le altre tendono all’ arancione. La linea laterale è ben evidente.
All’ estero è quasi impossibile trovarla, visto che la savetta è una specie autoctona tutta Italiana. Mentre il Chondrostoma nasus, conosciuto anche come “naso”, e parente strettissimo della savetta, può essere trovato in tutta l’ Europa centrale fino al Volga.
Chondrostoma è un nome di derivazione greca che significa “bocca condrificata” ossia ricoperta di rivestimento cartilagineo. Savetta è invece una deformazione di “saetta” e si rifà alla velocità con cui questo pesce si muove e ai bagliori che sprigiona in acqua quando è in movimento o si adagia sul fondo.
La savetta è un pesce dall’ indole gregaria che preferisce vivere in banchi abbastanza numerosi. Stazionano nel corso medio-inferiore dei fiumi, per lo più in acque correnti, con un elevato tasso di ossigenazione e in presenza di fondali ghiaiosi o misti a sabbia e comunque ricoperti da molta vegetazione. I banchi di savette sono in genere stanziali e non si allontanano mai troppo dai luoghi preferiti, se non per cause di forza maggiore, come per esempio stravolgimenti dell’ ambiente naturale in cui si trovano. Pur possedendo una bocca in posizione inferiore, simile a quella del barbo ed adatta quindi a cercare cibo sul fondo, la savetta, a differenza di quel ciprinide che ha l’ addome appiattito e che aderisce ai sassi, è costretta, per la sua rotondità, a piegarsi di lato. In questa posizione, il suo corpo argenteo sprigiona quei bagliori che ne segnalano la presenza al pescatore attento. Ma, oltre che sul fondo, la savetta si nutre anche a mezz’ acqua e a galla. Pesce robusto, la savetta sopporta senza problemi forti sbalzi di temperatura e avversità atmosferiche, rallentando di poco l’ attività nei mesi più freddi. Ma, poiché anche con il freddo la savetta non cessa di nutrirsi e va comunque in cerca di cibo, è possibile insidiarla in tutto l’ arco dell’ anno.
La savetta è onnivora e si nutre di tutto. In primavera, dopo la scarsa attività invernale, l’ alimentazione è carnivora: vermi, larve di vario tipo, uova di pesci, molluschi acquatici. Nella stagione calda la savetta preferisce cibarsi di sostanze vegetali come alghe, muschi e licheni che strappa dai sassi del fondo con le labbra.
La savetta non è commestibile, a causa delle sue carni molto scadenti che vanno rapidamente in decomposizione subito dopo morta.

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