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LA TINCA
Il suo nome scientifico è identico al
nome comune, tinca; famiglia dei Ciprinidi, ordine Cipriniformi e classe
Osteitti.
La tinca ha corpo ovale allungato, alquanto gibboso e massiccio, ma nel
complesso caratterizzato da linee arrotondate, anche nelle pinne, che gli
conferiscono una certa eleganza. Piuttosto grossa e robusta, la testa ha
gli occhi con iride rossa, non molto grandi, ma mobili. La bocca è
piccola, orlata di grosse labbra con ai lati di ognuna un breve barbiglio.
La pinna dorsale, breve ma alta coi bordi arrotondati, si trova arretrata
dopo il culmine della modesta gobba. La coda è possente e abbastanza
ampia, anch’ essa con profili arrotondati e poco incisi. Sviluppata anche
l’ anale, in posizione ancora più arretrata rispetto alla dorsale. Di
media dimensione sono tutte le altre pinne. Negli esemplari maschi le
pinne ventrali sono più lunghe e hanno il primo raggio dentellato.
Di indole pacifica, pigra e timida, la tinca predilige gli stessi ambienti
della carpa ed è quindi un pesce di fondo, amante del limo in cui
abbondano erbe sommerse e galleggianti, ma anche gli ambienti
ristrettissimi e di basso livello, come certi canaletti irrigui o piccoli
fossati, buche, stagni, vasche, purché vi si depositi parecchia materia
organica e si sviluppino larve, insetti, vermi. Non richiede acque molto
ossigenate, ma sempre non inquinate. La tinca è attiva principalmente
nelle ore antelucane e notturne nella stagione calda, ma si muove anche
durante il giorno in primavera e autunno. Grufola sul fondo alla ricerca
di cibo, sollevando piccole bolle d’ aria e, al sopraggiungere dei primi
freddi, penetra nel fango, rimanendovi in semi-letargo fino alla
primavera.
La pelle della tinca è spessa e ricca di ghiandole mucose che la rendono
viscida, rivestita di piccolissime squame profondamente infisse. La livrea
ha generalmente colorazione verde scuro sul dorso, sfumata in toni più
chiari e giallastri sui fianchi e bianco-giallastra sul ventre. Questi
sono i colori tipici delle tinche che vivono in acque limpide e profonde
come quelle lacustri. La livrea può essere altrimenti bruno-verdastra o
verde oliva pallido, a seconda del tipo di acque, di fondale e di
profondità in cui la tinca vive.
Il muco della tinca, uno dei più viscidi tra tutti i pesci, al pari di
quello dell’ anguilla, si riteneva avesse proprietà cicatrizzanti per le
ferite degli altri pesci e forse non era una credenza infondata. Pare che
il luccio, per esempio, si strofini contro il corpo di questo pesce-medico
per guarire lesioni anche gravi. Per questo motivo il luccio e gli altri
predatori lo rispetterebbero.
Il periodo della riproduzione della tinca corrisponde più o meno a quello
della carpa: dalla tarda primavera all’ estate quando le acque sono ormai
ben riscaldate. Allora ogni femmina, seguita da due o tre maschi, si porta
presso le rive basse, fitte di vegetazione, preferibilmente a canneto o
giuncheto, e depone da 300 a 800 mila uova di 1 mm di diametro e di colore
verdastro che si agglutinano agli steli vegetali e vengono quindi
fecondate. L’ incubazione, secondo l’ andamento stagionale, è abbastanza
breve e spesso dura pochi giorni. Gli avannotti si accrescono rapidamente:
riassorbito il sacco vitellino, cominciano a nutrirsi di plancton
sprofondandosi nel fango del fondo che così li protegge e dal quale
traggono nutrimento. Dopo un anno di vita i piccoli pesci toccano già i
150 g e, al secondo rasentano i 500 g. Le tinche adulte sono lunghe anche
più di 40 cm se vivono in grandi ambienti lacustri. Mediamente invece le
tinche sono lunghe 20 cm o meno se vivono nei piccoli corsi irrigui (roggette,
canaletti). Sembra, ma non è dimostrato, che, in certe condizioni
ambientali, la tinca prolifichi anche due volte nello stesso anno.
Come abbiamo detto, da giovane, la tinca si nutre di plancton e altri
piccoli animaletti. Da adulta diventa onnivora e comprende nella sua
alimentazione vermi d’ acqua o di terra, larve d’ insetti (specie quelle
di mosca carnaria), lumachine acquatiche, minuscoli crostacei, semi e
germogli di piante acquatiche, materia organica.

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