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LA CARPA
Iniziamo con la Carpa Regina. Il suo
nome scientifico è Cyprinus carpio, famiglia dei Ciprinidi, ordine
Cipriniformi e classe Osteitti.
Il corpo della carpa è robusto, massiccio, muscoloso e un po’ compresso ai
lati. E’ molto alto dorsalmente, quasi a formare una gibbosità
tondeggiante. Anche il capo, di forma conica con muso corto, è assai
robusto; gli occhi sono piuttosto grandi. La bocca è protrattile,
piuttosto stretta e ornata di spesse labbra, dai cui angoli superiori
pendono quattro barbigli tattili, due per parte, uno lungo e l’ altro
breve. Mancano i denti, sostituiti da placche faringee ossee che servono
per triturare il cibo. La pinna dorsale, che sorge a metà circa della
schiena, è sorretta da circa 20 raggi molli, mentre il primo è duro e
dentellato. Questa pinna è lunga fino al massiccio peduncolo caudale che
regge una coda ampia, forte, dai margini moderatamente incisi. La pinna
anale, di dimensioni modeste, ha anch’ essa il primo raggio duro e
seghettato. Di media grandezza le altre pinne.
Il corpo della carpa è rivestito di grosse squame cicloidi. Solo il capo
non ne è provvisto. La colorazione varia a seconda dell’ ambiente in cui
la carpa vive. Generalmente è bruno-olivastra o grigio-verdastra sul
dorso. Queste tinte sfumano sul giallo bronzeo con riflessi dorati sui
fianchi e nel biancastro del ventre. La pinna anale e quelle ventrali sono
spesso rossicce, tutte le altre sono olivastre.
La stagione per la riproduzione delle carpe va da maggio a giugno,
allorché le acque hanno raggiunto una temperatura di 20 °C. In questo
periodo i maschi diventano più irrequieti e, come capita con tutti i
ciprinidi, si cospargono di influorescenze biancastre. Seguite dai maschi,
le femmine si portano in acque più basse, dove la vegetazione è
particolarmente fitta, o ai bordi dei canneti. Là depongono da 60 a 500
mila uova di piccolo diametro che, dopo essersi agglutinate con gli steli
vegetali, vengono abbandonate dai genitori. L’ incubazione dura da una a
due settimane, secondo le condizioni ambientali, dopodiché nascono
avannotti lunghi 5 mm dotati di sacco vitellino. L’ accrescimento è
abbastanza veloce: dopo due anni pesano 5 etti e dopo 3 quasi un chilo.
La carpa ha antichissime origini. Forse capostipite dei Ciprinidi, pare
sia originaria della Persia, da dove si sarebbe poi diffusa nell’ estremo
oriente e soprattutto in Cina, dove si hanno notizie sul suo allevamento
parecchi secoli prima della nascita di Cristo. Si sarebbe poi diffusa in
Giappone e successivamente in tutti i paesi dell’ Europa, Italia compresa.
Per la sua facile adattabilità e capacità di accrescimento, la carpa è
sempre stata oggetto di allevamento in stagni e risaie fin dai tempi
antichi.
Pesce onnivoro, la carpa si nutre di tutto: vermi, larve varie, insetti,
molluschi, lumachine, che ricerca grufolando sotto i sassi del fondo.
Predilige anche i vegetali, semi e germogli di piante acquatiche, e non
disdegna varie sostanze organiche.

La carpa a specchi.
Nome scientifico Cyprinus carpio specuralis, famiglia dei Ciprinidi,
ordine Cipriniformi e classe Osteitti.
A differenza della carpa regina, quella a specchi ha un corpo
proporzionalmente più breve ma più alto e gibboso. Per il resto è identica
alla capostipite: si nota infatti la presenza dei quattro barbigli, due
per lato, che ornano la bocca, la stessa disposizione delle pinne e la
forma della coda. Appaiono differenti le squame e la testa, che è un po’
più corta.
Oltre che per la sagoma, la carpa a specchi, si distingue dalla regina per
le squame, che sono simili a grosse placche metalliche di lucentezza
bronzea che ricordano dei piccoli specchi (da esse deriva appunto la
denominazione del pesce) e ricoprono solo in parte il corpo. Esse infatti
sono, disposte su due o tre file irregolari, una delle quali disposta
lungo il dorso, un’ altra sui fianchi lungo la linea laterale e altre
scaglie isolate o a gruppi sono collocate presso gli opercoli e nella
parte ventrale e del peduncolo caudale. La pelle nelle sue parti nude ha
la stessa livrea dell’ altra carpa.
Ancora più adattabile della carpa regina, quella a specchi mantiene molte
caratteristiche della capostipite, abita gli stessi luoghi, è altrettanto
prolifica e si riproduce in modi e tempi simili.
La carpa a specchi è una varietà della carpa regina, frutto di incroci
naturali avvenuti nel bacino danubiano in epoche remote, comunque sempre
dopo l’ arrivo in Europa della carpa regina.
Meglio di quella regina, la carpa a specchi si presta a essere allevata
nelle risaie, dove il suo accrescimento risulta più veloce. Infatti, già
dopo 2 estati passate in quelle acque, mentre la regina raggiunge il mezzo
chilo, quella a specchi tocca il chilo e, dopo un anno arriva a 3 kg. L’
introduzione in Italia della carpa a specchi a scopo d’ allevamento risale
al 1897, quando ne fu iniziata l’ attività nelle risaie di Mezzolara. A
quel primo esperimento seguì una vera e propria attività industriale.
Fiorenti negli anni venti e trenta, tali allevamenti sono però andati
scomparendo per lo scarso interessamento dei consumatori italiani per le
carni di carpa che sono invece altamente nutrienti e, se debitamente
trattate, possono costituire un piatto gustoso.
Al pari della capostipite, la carpa a specchi si nutre di tutto ciò che le
passi nelle vicinanze: vermi, larve e insetti di ogni tipo. Apprezza anche
i vegetali, i semi, i germogli e le sostanze organiche.

Carpa erbivora; Amur. Nome scientifico
Ctenopharyngodon idellus, famiglia dei Ciprinidi, ordine Cipriniformi e
classe Osteitti.
Chiamata anche temolo russo forse a causa della sua pinna dorsale che
ricorda vagamente lo “stendardo” del temolo (e pur non avendo nulla a che
vedere con i timallidi; appartenendo invece alla famiglia dei Ciprinidi),
la carpa erbivora ha corpo slanciato, affusolato e poco compresso. La
testa è piccola, la bocca obliqua, è ampia. Gli occhi sono in posizione
bassa. La pinna dorsale è breve, a metà schiena è sorretta da 7-8 raggi
molli. La pinna anale è un po’ più lunga. La coda è molto incisa, ampia e
bilobata. Modeste tutte le altre pinne.
La livrea della carpa erbivora è caratterizzata da grosse squame cicloidi
di colore bruno-verdastro sul dorso e lievemente più chiara sui fianchi
dove assume riflessi argenteo-dorati; il ventre è bianco, le pinne rosate.
Può superare il metro di lunghezza e i 35 kg di peso.
Il nome “amur” le deriva da uno dei fiumi da cui proviene, l’ Amur, corso
d’ acqua che attraversa la Siberia e la Mongolia. Questa carpa è però
molto diffusa anche nello Yang-tze in Cina. Importata in USA negli anni
sessanta, l’ amur arrivò più tardi in Europa e quindi anche in Italia.
Come tutte le carpe, anche l’ amur predilige acque stagnanti e lente, più
o meno profonde, e ricche di vegetazione di cui prevalentemente si nutre.
A volte salta fuor d’ acqua per ghermire le foglie delle canne palustri.
Per vivere necessita di acque calde, ma sopporta forti escursioni
termiche, persino da 0 fino a 33 °C e oltre, adattandosi anche a scarsità
d’ ossigeno e persino ad un lieve tasso di salinità. Sembra che nelle
nostre acque la carpa erbivora abbia trovato enormi difficoltà per la sua
riproduzione. In quelle d’ origine la riproduzione avviene nei mesi tra la
primavera e l’ estate. I piccoli hanno un veloce ritmo di accrescimento.
L’ amur ha carni eccellenti, sode e bianche, migliori di quelle delle
altre carpe.
La voracità della carpa erbivora la rende molto utile: infatti viene
immessa nei canali di bonifica perché provvede al loro diserbaggio. Questa
pratica è particolarmente diffusa in Emilia.
In Italia la si può trovare in molti laghetti e non manca neanche in
taluni punti del Po o dell’ Arno.
Naturalmente, come dice il nome, la carpa erbivora è vegetariana. Si nutre
quindi di alghe e vermigli e, in buone condizioni di clima può ingerire
giornalmente vegetali pari al 50% del proprio peso.

L’ amur è probabilmente la più
conosciuta delle carpe erbivore. Ma ne esistono altre due, anch’ esse
abbastanza diffuse nelle nostre acque. La prima è la carpa argentata (Hypophthalmichthys
molitrix); ha corpo massiccio moderatamente compresso. La testa è robusta;
la bocca obliqua con mascella prominente e denti faringei. Gli occhi sono
posti molto in basso. Il corpo è ricoperto di squame medie di colore verde
scuro. I fianchi sono chiari e il ventre è argenteo. Le pinne sono
bianco-giallastre. Può arrivare ad 1 metro di lunghezza e fino a 30 kg di
peso.

Abbiamo poi la carpa a testa grossa (Hypophthalmichthys
nobilis). Ha la testa molto più grossa della precedente, ma è simile per
quanto riguarda il resto del corpo. Qualche differenza nella livrea: il
dorso è verde scuro, più chiaro sui fianchi con maculazioni scure; il
ventre è bianco.

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