IL TEMOLO

Il nome scientifico del temolo è Thymallus thymallus, della famiglia dei Timallidi, ordine Cuneiformi e classe Osteitti.

L’ aspetto del temolo ricorda quello di una savetta o di un lavarello. Il suo corpo è armonicamente affusolato e compresso e si eleva gradatamente sul dorso, arcuandosi; la parte inferiore ha un andamento rettilineo. Relativamente piccola è la testa, di forma affusolata. La bocca, situata in basso, è estremamente piccola, ornata di labbra dure, munita di sottili dentini aguzzi e collegata alle mascelle da una membrana assai fragile che è spesso causa di perdita del pesce allamato perché facilmente lacerabile. L’ occhio, grande, ha l’ iride dal caratteristico colore verde, la pupilla è dorata. Le sue dimensioni medie non superano i 50 cm e raramente i temoli superano il chilogrammo di peso.
Il temolo vive in banchi che possono essere costituiti da pochi o molti individui, anche di taglia diversa, e solamente quelli più grossi si isolano, ma sempre stando a poca distanza dal banco. Secondo giorni, orari, condizioni meteorologiche, temperatura dell’ aria e dell’ acqua (quella ideale è tra i 12 e 18 °C) i banchi si spostano da un settore all’ altro di un fiume. Il temolo vuole acque ossigenate e correnti in cui la temperatura media annuale sia relativamente fredda (caratteristica tipica dei corsi superiori e medi di certi fiumi), con fondali sabbiosi, ghiaiosi o ciottolosi velati di muschio nel quale possono svilupparsi molte larve d’ insetti. Il temolo convive con trote, barbi e cavedani. E’ pesce di fondo che sale spesso in superficie, indicando la sua presenza con piccole bollate.
Fra tutti i segni che caratterizzano il temolo, la pinna dorsale è il più vistoso; questa è collegata sulla parte alta anteriore ed è tanto elevata e lunga da essere chiamata “stendardo”; di conseguenza il temolo è detto “porta stendardo”. Più indietro, spicca la seconda e più piccola pinna, adiposa e tipica dei salmonidi (famiglia affine a quella dei timallidi, così chiamati per l’ odore di timo emanato dalle loro carni). Nettamente forcuta è la pinna caudale; di modesto sviluppo le altre.
Il corpo del temolo è ricoperto di squame di media grandezza; ha una tinta grigio-verdastra sul dorso, sfumante nel grigio-argenteo sui lati e nel bianco-argenteo. Inferiormente, con striature longitudinali e piccole macchie scure sui fianchi. La pinna dorsale ha riflessi purpurei o viola-aranciati che diventano iridescenti all’ epoca degli amori. Questa pinna presenta anche macchie nere. Violacee sono invece le pinne anale e caudale; grigio-rosate tutte le altre.
Il temolo raggiunge la maturità sessuale a tre anni e si riproduce tra marzo e aprile risalendo più a monte i luoghi abituali; giunto in acque relativamente basse e limpidissime, con il fondo ghiaioso, si riunisce in coppie e scava buchette entro le quali ogni femmina depone dalle 1000 a 8000 uova giallognole di circa 3 mm di diametro. Fecondate dal maschio, le uova vengono poi ricoperte con sabbia e ghiaietta e, trascorse da due a quattro settimane di incubazione, nascono i piccoli di circa 1 cm di lunghezza, che raggiungo i 10 cm dopo un anno e 20 cm dopo due. Già per natura, la fecondità del temolo non è quindi abbondante. A ciò si uniscono le cause naturali (pesci predatori) artificiali (alterazione o calo delle acque), quindi sono ben poche le uova e gli avannotti che possono sopravvivere. Ed è questo un altro motivo della diminuzione dei temoli nelle nostre acque.
Inizialmente il temolo si nutre di plancton. Sviluppatosi dalla fase di avannotto a pesce adulto, il temolo inizia a preferire le larve del fondo (effimere, verdine, portasassi), le uova di pesci e talvolta gli avannotti di altre specie. Sale spesso in superficie per abboccare piccoli insetti (moscerini, formiche alate) caduti in acqua e trasportati dalla corrente.

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