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LA TROTA
Partiamo con la Trota Fario: nome
scientifico Salmo trutta o salmo fario, appartiene alla famiglia dei
Salmonidi, ordine Clupeiformi e classe Osteitti.
La trota fario è un salmonide indigeno delle nostre acque montane. Il suo
corpo è slanciato ed elegante, a sezione leggermente ovale e complessa ai
lati. La testa, robusta ma non molto grande, è munita di un’ ampia bocca.
Negli esemplari adulti, la mascella inferiore è più lunga di quella
superiore. I denti sono presenti in gran numero nelle mascelle e sul
palato.
Come tutti i salmonidi, la fario reca sul dorso due pinne: la prima è
centrale, di media grandezza e sostenuta da raggi molli. La seconda,
piccola e di maggior spessore, è arretrata verso la coda. La coda delle
fario è ampia, adatta alla vita nell’ acqua rapida. Proprio la coda rende
possibile la distinzione tra la trota fario, che ha il margine quasi
diritto, e la trota iridea, il cui margine è più inciso. Le altre pinne
hanno un modesto sviluppo.
Dopo un’ evoluzione durata millenni, la fario possiede più di altri, la
capacità di mutare livrea secondo il luogo in cui abita. Quand’ è nei
torrenti di montagna, la sua tinta di fondo è generalmente verde scuro o
grigio-olivastra, con fianchi che mutano nel giallo-dorato e ventre
argenteo o giallo chiaro. Caratteristiche sono le macchie tondeggianti,
stellari o puntinate, che ricoprono l’ intero corpo, infittendosi verso la
linea laterale.
Il periodo della riproduzione va da metà ottobre fino a gennaio-febbraio e
dipende dallo stato delle acque e dall’ andamento stagionale. Le trote
femmine risalgono il corso d’ acqua più a monte possibile, superando
spesso rapide e piccoli salti d’ acqua. Se un qualche ostacolo impedisce
la loro marcia a ritroso, le trote seguono il corso degli affluenti.
Giunte in piccoli ruscelli prativi a quote elevate, le femmine, agitando
il corpo, scavano una sorta di nido nel fondale ghiaioso. Qui ognuna
depone le uova, da 1000 a 2000 per ogni chilogrammo di peso. A questo
punto il maschio, rimasto accanto alla trota lungo tutto il percorso di
risalita, provvede alla loro inseminazione.
Dopo un’ incubazione di 45 giorni, dalle uova nascono avannotti dotati di
sacco vitellino, che verrà riassorbito nell’ arco di una dozzina di
giorni. Quindi il pesciolino inizia ad assumere l’ aspetto di una trotella
e, dopo alcune settimane, discende il corso dell’ acqua. A un anno misura
15 cm e a due raggiunge i 150 g di peso. A sviluppo completo può
raggiungere fino ai 4-5 kg.
Per quanto riguarda la sua alimentazione, tutte le trote sono praticamente
carnivore e si nutrono di larve di effimere, portasassi, larve della cera
e dell’ abete. Ma anche insetti caduti in acqua come mosche, cavallette,
grilli, lombrichi, ranocchie e pesciolini.

Simile alla trota fario, la macrostigma
se ne differenzia per alcune caratteristiche: in particolare presenta una
grossa macchia scura preopercolare, un numero limitato di piccole macchie,
quasi sempre aureolate di chiaro e l’ assenza pressoché costante di punti
rossi.

Trota di lago o lacustre: nome
scientifico Salmo trutta lacustris, appartiene alla famiglia dei Salmonidi,
ordine Clupeiformi e classe Osteitti.
La trota di lago, che raggiunge le massime dimensioni tra tutti i
salmonidi delle nostre acque interne, è simile nella sua conformazione ad
una trota fario. Ha però un corpo più allungato e cilindrico di quella. La
testa è molto sviluppata in proporzione al resto del corpo. Il muso è
ottuso e breve, la bocca ampia, la mascella imponente. Gli occhi sono
relativamente più grandi di quelli della fario. Le pinne hanno la stessa
dislocazione che si osserva nelle altre trote, ma sono più robuste. Anche
la coda è possente, con il margine poco falcato, è simile a quello della
fario. La pinna adiposa è poco pronunciata.
I colori sono il più evidente segno di distinzione della trota lacustre.
Il dorso è di tinta variabile, ma la tonalità di base è grigiastra, con
sfumature azzurre. Più raramente si vedono trote con il dorso verde scuro
che sfuma nel grigio-argenteo, nel rosato o nel giallastro tenue. Le parti
inferiori hanno sempre riflessi argentei. Rade picchettature o
punteggiature nere minuscole sono sparse sul dorso, sulle pinne, sui
fianchi e sul capo. Mancano le più evidenti maculazioni rossastre,
arancioni o biancastre che sono tipiche delle fario e dell’ iridea. Le
pinne sono grigiastre, quella dorsale è annerita alla base. Le squame sono
disposte in file regolari; la linea mediana è ben visibile.
La trota di lago è di indole solitaria. E’ meno esigente delle altre trote
per quanto riguarda l’ ossigeno e la temperatura dell’ acqua e predilige i
canaloni paralleli a una costa verticale rocciosa, cosparsi di anfratti e
tane subacquee dove trova rifugio e dai quali non si discosta molto anche
quando è in cerca di cibo. Non si avvicina mai alla riva e difficilmente
sale in superficie. Staziona anche oltre i 50 metri di profondità.
La riproduzione avviene tra ottobre e dicembre. In quel periodo le femmine
che hanno raggiunto la maturità sessuale risalgono per breve tratto i
grossi fiumi affluenti, seguite dai maschi. In questa fase mutano livrea e
assumono quella della fario. Gli avanotti nascono e si sviluppano come
accade per quelli della fario, ma gli esemplari adulti possono anche
superare un metro di lunghezza e pesare oltre 10 kg.
Anche la trota di lago, come tutte le altre, ad eccezione dell’ iridea,
discende dalla fario. Si ritiene che le lacustri siano state
originariamente fario passate dal fiume al lago. Pare inoltre si tratti di
femmine sterili, viste le maggiori dimensioni. Ma è stato dimostrato che
non tutte sono sterili, perché alcune si riproducono. Le diversità d’
aspetto deriverebbero quindi dalla maggiore vastità e profondità dell’
ambiente lacustre in cui queste trote vivono.
La trota di lago, esclusivamente carnivora, predilige solitamente pesci
come vaironi o alborelle, ma anche avannotti e gamberetti.

La Trota iridea o americana: nome
scientifico Salmo trutta gairdneri, famiglia dei Salmonidi, ordine
Clupeiformi e classe Osteitti.
Simile nell’ aspetto alla fario, l’ iridea ha però corpo più slanciato,
muso più tozzo e testa più piccola. L’ apertura boccale è meno ampia,
infatti il punto di giunzione delle mascelle non si trova posteriormente
nell’ orbita oculare, come nella fario, ma sotto la medesima, cioè più
avanti. Infine la coda è più incisa (nella fario il margine è quasi
tronco) e tutte le altre pinne hanno minor sviluppo.
La livrea costituisce un inequivocabile elemento di distinzione tra la
fario e l’ iridea: in quest’ ultima, infatti, è più vivace. Il dorso è
generalmente grigio-bluastro o blu-verdastro, con i fianchi grigio
argentei. Il ventre è bianco, qualche volta con toni giallastri. Tipica è
la fascia sui fianchi che parte dagli opercoli ed arriva al peduncolo
caudale seguendo la linea laterale, di tinta variabile appena accennata
nei soggetti giovani, ma che diventa più intensa di tinta e più alta di
posizione con l’ avanzare dell’ età (o in dipendenza dell’ habitat). Il
colore di questa striscia è rosso-arancio o rosato-malva o rosso-violaceo
nei soggetti che vivono liberi. Nel periodo della riproduzione la striscia
assume toni iridescenti da cui il nome “trota arcobaleno”, “trota iridea”.
Mancano le macchioline rosse della fario, ma sono presenti numerose
picchiettature nere, sparse sul capo e su tutto il corpo, compresa la
striscia iridescente e le pinne.
Uno dei nomi più diffusi dell’ iridea è “trota americana”. Infatti, non è
un pesce autoctono delle acque europee, ma originario di quelle nord
americane e della California, da cui venne importata in Europa nel 1880
per essere seminata in Danimarca, in Francia e poi in altri Paesi europei,
compresa l’ Italia, agli inizi del XX secolo. Sul principio l’ immissione
in acque libere dette ovunque risultati deludenti, per l’ incapacità dell’
iridea di riprodursi e per altre cause che fecero scomparire tali trote.
Ma la più facile possibilità di farle riprodurre e di allevarle
artificialmente dette poi il via ad una vera e propria industria di
troticultura, sia per ripopolare i corsi d’ acqua, sia per incrementare un
mercato ittico di elevato interesse economico che vede l’ Italia ai
primissimi posti in Europa come produttrice ed esportatrice di trote.
Tra novembre e marzo, l’ iridea depone moltissime uova giallicce e con
diametro di 5 mm. La schiusa avviene dopo circa un mese e gli avanotti
crescono rapidamente tanto che ad 1 anno misurano anche 20 cm e pesano 45
g. L’ iridea è meno longeva della fario: non supera i 6-7 anni di vita
media. A sviluppo completo gli esemplari d’ allevamento toccano i 70 cm
per 3 kg di peso, misure rare nelle iridee europee libere, ma largamente
superate in quelle americane.
Più vorace della fario, l’ iridea ha le stesse abitudini alimentari: larve
e insetti (specie nel primo stadio giovanile), vermi, crostacei, avanotti
e pesciolini (anche della stessa specie); uova d’ altri pesci.
La trota iridea non ha un vero e proprio habitat particolare, infatti la
si può pescare quasi ovunque. Non ama comunque le forti correnti e l’
esposizione prolungata alla luce solare.
Esiste una difficile convivenza tra l’ iridea e la fario, tanto che la
prima di solito abbandona le acque dov’è presente la seconda. Non tanto
per incompatibilità tra le due specie, ma perché di solito l’ iridea
essendo più robusta della fario sopravvive anche in acque con temperature
superiori ai 20 °C e con un tasso d’ ossigeno inferiore a 6cmc per litro.
Acque simili sarebbero fatali per la fario.
Inoltre, mentre la fario preferisce acque montane più fredde, l’ iridea è
invece più propensa a discendere i corsi d’ acqua
che a risalirli, poiché a valle può
trovare maggiori organismi dei quale si nutre.

La trota albina.
Si tratta di una varietà dell’ iridea. E’ detta “albina o “giapponese”, ha
una tinta gialla più o meno dorata o aranciata ed è priva di pigmenti
neri, ma per forma e comportamento è del tutto simile all’ iridea. Può
raggiungere i 120 cm di lunghezza, anche se nelle acque italiane è lunga
circa 50 cm, con un peso che va da 1 a 5 kg. Numerose sono le supposizioni
sulla sua origine. Sembra che la trota albina sia il frutto di una
selezione operata in un allevamento danese, ma c’è anche chi ritiene che
sia autoctona delle acque interne giapponesi. Altri dicono addirittura che
in Giappone sia stata introdotta dalla Danimarca. In Italia è stata
importata da un signore della FIPS, che portò dal Giappone alcune uova
fecondate di questa trota particolare e che riuscì ad ottenerne la schiusa
in uno stabilimento vicino a Sondrio. Da qui i soggetti adulti sono stati
immessi in laghetti per la pesca sportiva e anche in qualche corso d’
acqua salmonide.

Trota marmorata: il nome scientifico è
Salmo marmoratus, famiglia dei Salmonidi, ordine Clupeiformi e classe
Osteitti.
Le caratteristiche somatiche generali della trota marmorata sono simili a
quelle della capostipite trota fario. La testa è però un po’ più robusta.
La bocca è più ampia che nella fario ed è dotata di denti conici
lievemente uncinati.
La maggiore differenza con la fario la si osserva però nella livrea della
marmorata. Il dorso è grigio-azzurro scuro, con riflessi argentei
specialmente sui lati. Il ventre è chiaro e sfuma dal giallastro al
bianco. Il nome di marmorata le deriva dai disegni irregolari
grigio-verdastri, uniti a gruppi e senza soluzione di continuità, simili
alle venature del marmo. Sulla pinna dorsale spiccano alcune macchioline
nere.
La riproduzione avviene in inverno, quando la femmina depone sui fondali
ghiaiosi numerose uova. L’ accrescimento degli avannotti è abbastanza
rapido: in pochi anni la trota marmorata può raggiungere 60 cm di
lunghezza per 4 kg di peso. Sono stai pescati anche esemplari da record
del peso di ben 10 kg.
La trota marmorata vive esclusivamente nei grandi fiumi del piano,
caratterizzati da forte corrente e ampia portata, dall’ acqua limpida e
incontaminata, dal fondo ghiaioso e ciottoloso. Più raramente si trova sui
tratti montani di quei fiumi, a patto, però, che i terreni sui quali
scorrono siano di roccia dura. E’ di indole solitaria e sceglie i propri
rifugi dietro ceppi o radici d’ alberi lungo le sponde. Di qui esce al
mattino presto o dopo il tramonto per andare a caccia.
Come tutte le trote anche la marmorata è vorace e carnivora. Le sue prede
preferite sono le alborelle, i vaironi e gli altri piccoli ciprinidi d’
acqua corrente, ma non disdegna larve e vermi.
Secondo le opinioni più diffuse da parte di taluni ittiologi la marmorata
e non la fario, sarebbe l’ autentica capostipite delle trote indigeni del
nostro paese, mentre in base ad altre teorie c’ è chi ritiene che anche la
mormorata in realtà derivi dalla fario.

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