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IL SILURO
Il nome scientifico del siluro è Silurus glanis, famiglia dei Siluridi, ordine Siluriformi e classe Osteitti.
Il siluro, a prima vista, appare come un gigantesco pesce gatto. Ha il corpo molto allungato, appiattito anteriormente e cilindrico posteriormente, quasi anguilliforme. La grossa testa arrotondata e depressa termina con una larga bocca, orlata di spesse labbra e armata di numerosi piccoli denti, cui segue un' ampia gola. Gli occhi sono piccolissimi e fra ogni occhio e labbro superiore sporgono due lunghissimi barbigli (lunghi quanto un quarto di tutto il corpo del pesce), mentre altri quattro, più corti, spuntano sotto le labbra inferiori. La pelle del siluro e glabra, ossia non ha scaglie, ed è spessa e viscida perché è ricchissima di ghiandole mucose. Superiormente, la tinta è grigio-olivastra o bruno-verdastra, con marmoreggiature nere e grigie, sui fianchi e sul ventre è olivastra chiara o giallastra con riflessi argentati. La breve pinna dorsale è munita di una forte spina collegata con ghiandole velenifere, come quella che si trova dinanzi ad ogni pettorale, subito dietro l' apertura branchiale. Queste tre spine sono velenose come quelle presenti sul pesce gatto. In caso di puntura possono provocare effetti dolorosi e la loro azione non cessa con la morte del pesce. La coda è arrotondata e piccola, lunghissima la pinna anale, modeste le ventrali. Specie alloctona, in Italia fu inizialmente introdotto nel Po, e vista la prolificità, si sta rapidamente espandendo a moltissimi corsi d' acqua. E' ampiamente presente in molti fiumi del nord, e al centro, principalmente nell' Arno e nel Tevere. L' attività del siluro si esplica preferibilmente dopo il tramonto e nelle ore notturne, allorché il siluro, risale giungendo anche in acque poco profonde persino presso la superficie, nuotando lentamente per dare la caccia ad animali d' ogni tipo vivi e anche morti, sia acquatici che terrestri. Nel far ciò si aiuta con i lunghi barbigli sensibili, che gli consentono di avvertire l' avvicinarsi di una preda. Comportandosi come il luccio, il siluro difende il proprio territorio di caccia e anche dei propri congeneri. E' quindi predatore molto vorace e perciò assai nocivo per gli altri pesci, in grado di sovvertire l' equilibrio ittico-biologico dei luoghi in cui abita. In età giovanile ha abitudini gregarie e si riunisce in gruppi numerosi. I grossi esemplari conducono vita isolata. Nei mesi invernali il siluro sprofonda nei recessi fangosi in uno stato semiletargico. Il siluro va in frega da maggio a giugno. Le femmine si portano in acque basse, tiepide e ricche di vegetazione palustre. Qui costruiscono un nido d' erba dove la femmina depone 50.000 uova per ogni chilo del suo peso. Le uova sono di 3 mm di diametro. Avidi al pari degli adulti, gli avannotti ingollano cibo planctonico prima e più consistente dopo, raggiungendo così in pochi mesi una discreta lunghezza fino a toccare, a 1 anno, i 18-22 cm. Molti piccoli cadono vittime di predatori d' ogni sorta, ma quelli che si salvano (e sono tanti) possono raggiungere dimensioni tali da essere i più grossi pesci d' acqua dolce: 4 metri di lunghezza e un peso anche di 200 kg. Il siluro è anche longevo: può vivere e superare anche i 60 anni di età. Ogni animale che vive nell' ambiente del siluro può costituire preda: pesci, anfibi, topi e pulcini d' anatra.
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