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IL BARBO
Il nome scientifico del Barbo é Barbus
Plebeyus, appartiene alla famiglia dei Ciprinidi, ordine Cipriniformi e
classe Osteitti.
Il barbo è uno dei pesci più noti delle nostre acque. Il suo corpo è
slanciato e muscoloso, col dorso lievemente convesso e la parte ventrale
lievemente appiattita. Il capo robusto termina con un muso prominente,
caratterizzato da una bocca protrattile, adatta a frugare sotto i sassi.
Caratteristica del barbo è la presenza di due paia di barbigli ai lati
delle labbra. Le mascelle sono prive di denti, che si trovano internamente
in corrispondenza dell' ultimo arco branchiale, in numero di 9-10 per
parte, disposti su 3 file. La pinna dorsale è posta leggermente arretrata
rispetto alla metà del corpo; i suoi raggi sono molli, tranne il terzo che
è spinoso. Il barbo è ricoperto da un muco protettivo relativamente
abbondante che rende la sua superficie quasi serica al tatto. la
colorazione è bruno verdastra sul dorso, con una punteggiatura nera più o
meno evidente negli esemplari più giovani, il ventre è bianco. Le pinne
hanno sfumature aranciate più evidenti nel periodo riproduttivo. Secondo
l' ambiente in cui vivono, possono esservi esemplari quasi uniformemente
giallastri.
Nel primo anno di vita i barbi raggiungono 11-13 cm di lunghezza; 16-18
nel secondo; 25 nel terzo; 28-32 nel quarto; e circa 40 nel quinto. Le
femmine crescono più rapidamente dei maschi. Quest’ ultimi raggiungono la
maturità sessuale al terzo anno, anziché al quarto come accade agli
esemplari femmine. Il barbo comune può raggiungere una lunghezza massima
di 60 cm e il peso di 4 kg, ma in media nelle nostre acque supera
raramente i 2kg di peso e i 40 cm di lunghezza.
Da giovane il barbo ha un comportamento spiccatamente gregario e si muove
in branchi di 20-30 esemplari. Crescendo sviluppa invece un' indole
solitaria e pigra che lo porta a rimanere per lunghi periodi fermo sul
fondale.
La sua alimentazione preferita è rappresentata da una vasta gamma di
larve, molte delle quali ingerisce grufolando sul fondale.

Simile al barbo comune, questo è il
barbo Tiberino (Barbus Tyberinus) conosciuto anche come barbo appenninico.

Altro barbo molto diffuso è il Barbo
Canino, il cui nome scientifico è Barbus meridionalis caninus.
Il barbo canino somiglia molto al barbo comune ma differisce da questi per
alcune caratteristiche; il primo raggio duro della pinna dorsale non è
dentellato e i due barbigli posteriori sono più lunghi; le sue dimensioni
sono ridotte e raggiunge al massimo 20 cm di lunghezza e 150 g di peso.
Rivestito anch' esso di scaglie piccole, differisce dal barbo comune, per
la sua livrea che è più scura, bruno-rossastra o bruno-giallastra sulle
parti superiori, e per le macchie bronzee e alcune punteggiature sparse
sulla testa e sui fianchi che ricordano l' aspetto della trota. Identica è
la disposizione delle pinne.
Pur vivendo negli stessi ambienti del barbo comune, il canino preferisce i
fondali a grana grossa e vive raggruppato in piccoli branchi.
Il barbo canino non è caratterizzato da particolare prolificità. La
stagione della riproduzione va normalmente da Maggio a Giugno quando la
femmina depone qualche centinaio di uova che si attaccano ai sassi del
fondo di acque relativamente basse e dalle quali nascono, dopo 40 giorni,
avanotti molto piccoli che spesso muoiono rimanendo in secca. Questo può
spiegare la minor diffusione del barbo canino rispetto a quello comune.
Capita molto spesso che le due specie condividano tempi e luoghi per la
riproduzione e s' incrocino tra di loro, dando origine ad ibridi dalle
dimensioni dei barbi comuni ma con la livrea dei canini.
Nei mesi invernali il barbo canino riduce notevolmente la sua attività e
resta quasi del tutto immobile sul fondo.
Solitamente ama muoversi all' alba o al tramonto e in tutte quelle
condizioni meteorologiche in cui la luce del sole è meno violenta.
Come il suo compagno più grande cerca il cibo grufolando sul fondo e
sollevando i sassi alla ricerca di larve come i portasassi e altre.

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