Tris di fondo. 28/07/2006

 

Sveglia alle 5,10 diretto ad una postazione dell'Ombrone particolarmente difficile da individuare per chi non conosce il territorio palmo a palmo come me. Vi basti sapere che questo posto si trova a non molti chilometri di distanza da dove il mio adorato fiume s'incontra con il Merse.

Completamente sperduto, in mezzo al niente. Circondato solo da fitti boschi, con unico rumore di fondo rappresentato dal passaggio del

treno, nella ferrovia poco lontana. Già che, per raggiungerlo con la macchina è stata una vera gincana, in mezzo a mulattiere neanche segnate sulle carte, che s'intersecano in un via vai di sentieri labirintici. Mi sono sentito una sorta di pioniere alla ricerca di luoghi ancora inesplorati.


Ma ancora più difficile è stato raggiungere la piccola spiaggetta della foto, perché dal sentiero principale al fiume, c'è una macchia fittissima di sterpaglie e roveti che impedirebbero il passaggio anche a piccoli quadrupedi.

Mi sono fatto strada a colpi di macete, creando un sentiero dove fino a pochi attimi prima c'era solo un muro di erbaccioni. Guardando la spiaggetta ho compreso subito che il posto era ancora del tutto incontaminato.

Nessuna traccia di presenza umana in tempi recenti. Infatti, nessuna impronta di stivali e nessuna forcella di legno piantata lungo la riva, segno inequivocabile che si tratta ancora di un ambiente alieuticamente vergine.

C'è chi pensa che i luoghi di pesca segreti e incontaminati non esistano più: questa è la prova evidente che invece ve ne sono ancora.

Il comportamento delle carpe all'abboccata ne è stata l'ulteriore conferma.


In qualsiasi altro luogo, più o meno frequentato da pescatori, i pesci sono quasi sempre smaliziati; le carpe che ho preso qui non lo erano per niente.

Le ho pescate tutte e tre con l'hair righ, studiato principalmente per quelle più furbe.

Ma dalla ferocia... forse è meglio dire, dalla fame con cui si sono avventate sull'esca, sono certo che se anche avessi pescato innescando il granturco direttamente sull'amo le avrei prese lo stesso.

La prima regina, di poco più di tre chili, m'ha abboccato intorno alle 8,30. Avevo lanciato la canna nel sotto riva dall'altra parte del fiume di fronte alla postazione. L'avvisatore elettronico ha iniziato a trillare e mezzo secondo dopo ho ripreso al volo una canna che per poco non

finiva trascinata in acqua. Dopo un combattimento di appena 10 minuti, potendo fare affidamento su un monofilo dello 0,35 e un dacron da 10 lbs ho azzardato rapidamente la guadinatura, che non  mi ha causato più di tanti problemi, a parte i soliti tentativi di fuga del pesce alla vista della rete.

C'è stato poi un momento di morta, fin verso le 10. Dopo aver studiato attentamente il sottoriva dall'altra parte del fiume più a valle rispetto a dove avevo posato le lenze, e ritenendovi presenti tane di carpe, ho deciso di lanciare una lenza anche da quella parte, seguita da 4-5 fiondate di granturco. La seconda partenza non si è fatta attendere molto: il mio istintivo "senso dell'acqua", mi ha guidato bene! Ho tirato fuori un'altra regina un po' più piccola della prima, e poco dopo, si è avverato il proverbiale "non c'è due senza tre", e ho tirato fuori la carpa più grossa della giornata, di quasi quattro chili.

Voglio mettere in risalto un altro particolare: normalmente quando uso l'hair righ pesco con ami del 6 con tanto d'ardiglione. So che molti che rilasciano le carpe dopo la cattura, sono soliti schiacciare l'ardiglione per minimizzare i

danni all'apparato boccale del pesce. Dal mio punto di vista è una cosa completamente priva di senso, perché il combattimento con il pesce determina inevitabilmente l'allargamento del foro d'ingresso dell'amo a causa della trazione nel recupero, e al momento della slamatura questa avviene senza ulteriori danni e difficoltà, allo stesso modo, indipendentemente dal fatto che uno schiacci o non schiacci l'ardiglione. L'unica cosa che cambia è che schiacciando l'ardiglione aumentano le probabilità di slamatura.

Per questa ragione, consiglio di non schiacciare mai l'ardiglione, sia che tratteniate o che rilasciate i pesci.

 

 Iuri Ancoretta                                  (cliccate le foto per ingrandirle)

    

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